Torino, 31 dicembre 2025
Cari soci e amici della Rete Euromediterranea,
alla fine di un altro anno estremamente difficile e doloroso per molti popoli del mondo e non meno per l’Europa, il bilancio delle attività e delle iniziative condotte nel 2025 dai soci della Rete conferma il nostro ruolo attivo e propositivo, capace di rappresentare un punto di riferimento significativo per la cultura della cura a livello nazionale e internazionale.
Proprio nel momento attuale, in cui una pressante, e peraltro incomprensibile, spinta al riarmo sta coinvolgendo la società a livello economico, psicologico e simbolico, il modello di cura diffusa che la Rete da sempre propugna – dalla salute dell’individuo a quella della comunità – rappresenta una risorsa fondamentale per una globale inversione di rotta di scelte politiche che appaiono suicide.
Dalla nascita alla morte, la cura è la base fondamentale e imprescindibile della vita: l’accudimento dei cuccioli è una pratica che attraversa tutto il mondo animale per garantire la migliore prosecuzione della specie, così altrettanto al momento finale dell’esistenza l’assistenza più necessaria ai morenti è fatta di tattilità amorevole e compassionevole.
Già da anni la Rete si è impegnata a rifondare una nuova cultura della salute, cooperativa invece che competitiva, ribaltando l’antico concetto di malattia: quello fondato sul principio eziologico di un agente patogeno esterno da affrontare in una lotta di sterminio senza quartiere.
Nel 2017, quando con quasi 5 mln di morti/anno accertati, l’antibiotico resistenza è stata dichiarata prima emergenza sanitaria mondiale da parte dell’OMS, si è preso finalmente e ufficialmente atto dell’importanza del consorzio batterico (il cosiddetto “microbioma” presente in ogni parte, interna ed esterna, del nostro organismo) per la salute umana e vegetale. Abbiamo quindi dovuto rivedere la storica credenza, oggi definitivamente obsoleta, che batteri e virus siano i nostri più acerrimi nemici mentre essi svolgono invece una funzione essenziale per favorire la nostra fisiologica capacità di mantenerci sani e destinati naturalmente ad una vita longeva.
Quando, a partire dall’antiquato principio della guerra permanente che la malattia dovrebbe attivare, si interferisce farmacologicamente sull’uomo e sull’ambiente per distruggere quel patrimonio, che adesso sappiamo essere così prezioso per la salute umana e vegetale, si sviluppano e si propagano nel mondo malattie che per secoli abbiamo considerato di origine diversissima. È il caso dell’epidemia di diabete (che è comparsa all’improvviso con numeri di casi impressionanti in habitat remoti e indenni da sempre al consumo eccessivo di zuccheri), dell’incremento delle malattie neurodegenerative come la SLA, delle incontenibili forme allergiche cutanee e respiratorie: adesso stiamo arrivando a comprendere che molte patologie dipendono dall’uso pervasivo di pesticidi e fertilizzanti chimici che hanno soppresso ed eliminato la “parte viva” del terreno costituita anch’essa, per oltre il 30% del suo peso, proprio da batteri e micorrize.
Un identico pattern associa fisiologicamente la specie animale e la specie vegetale, entrambe collegate dal mondo infinitamente piccolo delle specie microscopiche e submicroscopiche. Batteri, virus, funghi e protozoi vivono insieme da milioni di anni in una modalità cooperativa, detta “consorzio”, che provvede silenziosamente ma con massima efficienza a mantenere la salute globale sulla Terra.
Per sovvertire l’antiquata idea dell’agente patogeno nemico, si è però dovuti passare attraverso la distruzione massiva di tutti questi microrganismi, con gli antibiotici nell’uomo e i pesticidi in agricoltura, provocando un impatto devastante sulla salute mondiale.
Aver sviluppato prodotti e tecnologie così potenti, in grado di determinare la definitiva eliminazione della specie umana sulla Terra, contraddice ogni pretesa di progresso, e compromette ogni prospettiva di civiltà e di responsabilità.
Il Manifesto del 1955, promosso da Albert Einstein e Bertrand Russell e firmato da eminenti esponenti della scienza, della cultura e della teologia dell’epoca, contro il rischio nucleare che si disegnava all’orizzonte, non ha perso nulla del suo valore:
“Vi chiediamo, se vi riesce, di mettere da parte le vostre opinioni e ragionare semplicemente, in quanto membri di una specie biologica che rischia di estinguersi”.
Non possiamo che condividere questo appello contro la hubrys che di nuovo oggi riemerge, come se il tempo fosse passato invano e le sirene della tecnologia riescano più che mai ad imporsi e a prevalere.
Per quanto le evidenze scientifiche abbiano smantellato vecchi miti, come quello che la gazzella all’alba debba cominciare a correre molto veloce altrimenti un leone certamente la divorerà, sembra che le antiche credenze siano dure a scomparire: e difatti, recentemente, un politico europeo ha affermato che, siccome gli erbivori soccombono davanti ai carnivori, conviene all’umanità essere piuttosto carnivora che erbivora.
Qui si vede come da fallaci proposizioni che si ripetono per inveterata abitudine la realtà fattuale ceda di fronte alla potenza dei simboli, generando una pericolosa eclissi della ragione che sembra nutrirsi più di fruste ideologie invece che di logica razionale.
Quei mostri di cui è colma la memoria antica -centauri, minotauri, sirene, tritoni, arpie, licantropi- potrebbero essere stati il frutto di dissennati esperimenti tecnologici che l’umanità, sospinta da prometeiche velleità creatrici oppure travolta da una furia distruttrice, già in illo tempore ha prodotto, ricavandone terrore e sgomento.
Avvertiamo di essere prossimi come non mai all’orlo del baratro e a noi tocca, consapevolmente e responsabilmente, conservare una coscienza vigile e limpida affinché il limite non venga oltrepassato. Sappiamo che questa volta ne va della sopravvivenza dell’intera specie.
L’equilibrio che permette la Vita è fatto di interrelazioni costanti, non già in nome di principi etici o morali, ma di ciclicità armoniche nelle quali l’intervento umano spesso introduce guasti e conseguenze nefaste.
Se scateneremo atti irresponsabili e scellerati ai danni del consorzio vivente, allora sarà la Natura, denigrata e oppressa nei secoli da una Ragione trionfante, ad aver presto ragione di noi…
Solo la cura, come piena e feconda espressione del rigoglio della Vita, è la strada maestra che ancora serve percorrere. Se il fenomeno della Vita è un processo la cui complessità continua a sfuggirci sul piano intellettuale e cognitivo essa continua comunque a impartirci istruzioni fondamentali anche sul piano sociale e politico. Prendiamo a nostro preclaro esempio le piante, che seppur mute e immobili al suolo, hanno sviluppato silenziose relazioni di empatia e di reciprocità, partecipi di un ecosistema di effettiva democrazia e di mutua protezione, come ci ha mostrato Stefano Mancuso.
Il mio fervido augurio di continuare con assiduità e costanza la nostra opera è colmo della più viva gratitudine per la nostra socia fondatrice, Daniela Muggia, ricercatrice eclettica e generatrice di vasti stimoli in numerose discipline, la cui scomparsa, avvenuta lo scorso febbraio, ha lasciato un grande legato intellettuale e spirituale.
Il suo magistero ci indica una precisa direzione: è proprio nei momenti più bui e inquieti che siamo chiamati a raddoppiare l’impegno di prenderci cura degli individui e della comunità.
Insieme a Daniela siamo stati antesignani nel portare alla luce un movimento, fin lì sotterraneo e rizomatico, che ha determinato grandi e proficui mutamenti nel mondo della sanità: ancor di più adesso la collettività intera ha bisogno di chi, con spirito fiero e indomito, guarda al futuro come campo di azione creatrice e rigeneratrice.
BUON 2026 A TUTTI VOI!
Rossana Becarelli
Presidente
Dott.ssa Rossana Becarelli, Medico, Antropologo, Filosofo della scienza, già Direttore sanitario dell’Ospedale San Giovanni Antica Sede di Torino, Presidente della Rete Euromediterranea per l’umanizzazione della medicina – Humana Medicina (HUM MED).