R. gava 15 aprile Di Roberto Gava / 15 Aprile 2021

Nella prima metà del XX secolo le patologie infettive erano la prima causa di morte. Successivamente, grazie al miglioramento delle condizioni sociali, igieniche, ambientali e alimentari, abbiamo assistito alla grande diminuzione di tutte le patologie infettive, anche di quelle epidemiche, iniziata ben prima che fossero disponibili gli antibiotici e i vaccini, ma ovviamente aiutata e accelerata anche da questi.

Negli ultimi decenni nei Paesi industrializzati sono andate lentamente aumentando le patologie cronico-degenerative che oggi sono diventate la prima causa di morte.

Negli ultimi 20 anni, però, si sono ripresentate con maggiore gravità anche le patologie infettive: in particolare quelle batteriche resistenti agli antibiotici (1, 2) e quelle virali (sia endemiche, sia epidemiche stagionali e ora anche pandemiche).

Le pandemie virali sono sempre esistite, comparendo a intervalli più o meno lunghi; oggi però abbiamo conoscenze scientifiche sufficienti sia per capire la loro origine che per proteggerci.

Il potenziamento delle nostre difese immunitarie naturali è di fondamentale importanza. A parte casi eccezionali (soggetti particolarmente immunodepressi o portatori di patologie congenite latenti), se il nostro sistema immunitario è normofunzionante, nella stragrande maggioranza dei casi è capace di contrastare qualsiasi infezione. Infatti, anche l’attuale morbosità e mortalità da CoVID-19 interessano quasi completamente solo i soggetti affetti da patologie croniche e immunologicamente deboli o con patologie genetiche latenti (3).

La normale attivazione delle nostre difese richiede il rispetto di alcuni punti fondamentali (4):

  • un corretto stile di vita, finalizzato a contenere l’infiammazione sistemica di basso grado che tende a formarsi cronicamente in seguito a svariate cause quotidiane di stress psico-fisico e biologico;
  • una alimentazione relativamente sana(oggi tutto il cibo è intossicato, ma le coltivazioni biologiche lo sono meno);
  • un ambiente non troppo inquinato;
  • una diagnosi medica che individui eventuali punti deboli della persona;
  • una terapia personalizzata che consideri l’eventuale integrazione di sostanze bioattive mirate a rinforzare le debolezze organiche a stimolare il sistema immunitario (trattamenti che ho descritto nel mio ultimo libro “Proteggersi dalle infezioni virali”);
  • l’abitudine a trattare le patologie acute prima di tutto con cure non farmacologiche, cercando in questo modo di riservare i farmaci solo per patologie importanti o non rispondenti alle cure naturali (ogni farmaco, in modo diretto o indiretto, contribuisce all’acidosi e altera il sistema immunitario).

I medici che operano sul territorio contro l’attuale pandemia e che associano al trattamento farmacologico le vitamine C e D, lo zinco e altri integratori come lattoferrina ed esperidina scelti in base alla situazione clinica del malato, che sconsigliano il paracetamolo (per es. Tachipirina®) e che intervengono ai primissimi sintomi del CoVID-19, molto raramente ricorrono al ricovero ospedaliero e hanno una mortalità quasi azzerata (5).

È vero che, come ha scritto John Playfair, ex direttore del Dipartimento di Immunologia presso l’University College Hospital di Londra: “La Medicina non sa il motivo per cui, in presenza di un germe, alcuni si ammalano e altri no” (6). È noto, però, che in un organismo immunologicamente debole o molto debilitato i germi possono causare patologie importanti e anche gravi complicazioni. Infatti, l’Institute of Nutrition of Central America and Panama (7) dimostra che un organismo debilitato è molto meno resistente agli attacchi dei microbi che incontra e sappiamo ad esempio che il morbillo, la diarrea o altre malattie infettive sono di breve durata e senza conseguenze tra i bambini ben nutriti, mentre diventano più facilmente gravi e talvolta fatali per i bambini cronicamente malnutriti o immunodepressi (8).

Se tutto questo è scientificamente dimostrato, allora mi chiedo: perché dopo più di 15 mesi di pandemia non si parla ancora di prevenzione?

La causa prima delle nostre attuali malattie non sono i germi patogeni (batteri, virus, funghi …), ma la debolezza del nostro sistema immunitario che viene squilibrato da tanti fattori e oggi nella maggior parte dei casi la colpa dello squilibrio è umana: o nostra o della società a cui anche noi apparteniamo!

Questo e altri argomenti sono trattati in modo approfondito nel mio libro “Proteggersi dalle infezioni virali. Aumentare le difese immunitarie per prevenire e curare le infezioni virali”

Copertina libro: 

proteggersi dalle infezioni virali:

Roberto Gava si è laureato in Medicina all’Università di Padova, si è specializzato in Cardiologia, Farmacologia Clinica e Tossicologia Medica, per poi perfezionarsi in Agopuntura Cinese, Omeopatia Classica e Bioetica. Dopo aver lavorato per quindici anni in ambiente universitario, aver scritto due libri di Farmacologia e più di cento pubblicazioni scientifiche, essendosi convinto che il compito di un clinico è quello di scegliere di volta in volta la tecnica terapeutica più appropriata per il suo paziente in modo da poter personalizzare qualsiasi trattamento, sia preventivo che curativo, da quasi trent’anni studia sistematicamente la letteratura scientifica per accrescere le proprie conoscenze scientifiche e per poterle utilizzare nella pratica clinica quotidiana e nei suoi interventi divulgativi. È inoltre convinto che la vera Medicina non sia tale se non può essere Personalizzata e Umanizzata e pensa che questo lo si ottenga solo con una Medicina Integrata dove i saperi moderni e antichi si fondono insieme.