L’iniziativa «Gentilivicini» di Brice Coniglio in via La Salle, a Torino: opere esposte solo per gli inquilini

di Francesca Angeleri

CORRIERE DELLA SERA – CORRIERE TORINO/CULTURA – 6 novembre 2020

Gentilivicini. Potrebbe essere l’inizio di una lettera condominiale e i due sostantivi sarebbero correttamente separati. Invece si tratta di una mostra che raccoglie sei opere realizzate dagli artisti che sono stati in residenza nel 2020 presso il Condominio-Museo Viadellafucina16 di via La Salle 16. Questo luogo unico, posto nel cuore di Porta Palazzo, è da tre anni matrice di vera arte a impatto sociale. La pandemia ha riconfermato l’atteggiamento costruttivo di Brice Coniglio, artista e ideatore del progetto che, nel pieno rispetto delle regole, ha optato per inaugurare l’esposizione sabato: «Il Condominio-Museo è l’unico spazio artistico che è in qualche modo aperto. Questo perché le opere realizzate riguardano gli spazi dello stabile e la mostra è aperta esclusivamente agli inquilini. È a loro che dedichiamo questa esposizione, è a loro che vogliamo indirizzare gentilezza e bellezza».

Raffaele Cirianni, Daniele Costa, Genuardi/Ruta, Simona Anna Gentile, Diego Miguel Mirabella, Matteo Vettorello feat. Francesca Arri e il collettivo SezioneAurora sono gli artisti selezionati dal comitato scientifico composto dal gallerista Guido Costa, dall’artista Emilio Fantin, da Beatrice Merz, da Alessandra Pioselli dell’ Accademia di belle arti di Bergamo, da Pier Luigi Sacco IULM/IUAV/Harvard University, da Anna Pironti del Castello di Rivoli, da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e da Catterina Seia della Fondazione FitzCarraldo. «Ci auguriamo che accada nuovamente, magari stimolato anche dalla nostra azione, ciò che era successo durante il primo lockdown quando gli artisti si erano spesi per dare gioia e conforto. Quando c’erano i concertini sui balconi. Avvenne in modo naturale». Il merito della mostra è della curatrice o covatrice Piera Valentina Gallov: una gallina entrata nella vita di Brice il 14 febbraio scorso e che ha contribuito molto a creare empatia in un condominio di oltre 200 individui, per lo più stranieri, estranei tra loro e che parlano gli idiomi più diversi, «tutti dal balcone chiamavano Piera. Personalmente mi ha giovato non poco averla al mio fianco».

Il Condominio-Museo ha attirato su di sé molta attenzione e si avvia a diventare un format esportabile. Per qualche tempo però si fermerà, «La burocrazia è un tema non facile. E noi vorremmo occuparci solo di arte. Lavoreremo a un modello condiviso sulla base del quale ci possa essere in futuro una convivenza pacifica e partecipata da parte di tutti gli attori dello stabile».