Chi ama l’arte reagisce meglio a un eventuale ictus

Arte e SaluteGuna Spa – 05/02/2019

AMARE L’ARTE FA BENE ALLA SALUTE: Continua la rassegna di contenuti sul tema Arte&Benessere: una ricerca condotta da Ercole Vellone – Università Tor Vergata di Roma – su 192 pazienti ha mostrato come i pazienti colpiti da ictus che si interessassero di arte, in qualsiasi sua forma, avessero una qualità di vita migliore e un recupero delle capacità più marcato.

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Aumentano le capacità di recupero e il benessere psicologico. Lo stesso accade ai ricoverati in ospedali «belli»

MILANO – La bellezza dell’arte, della musica, o più semplicemente dell’ambiente che ci circonda non fa bene solo agli occhi e all’anima, ma anche alla salute. Lo dimostrano due nuove ricerche secondo cui il bello “guarisce”: se per esempio la vittima di un ictus ama l’arte e continua a coltivare la sua passione anche dopo questo drammatico evento, il recupero sarà più veloce e consistente; se, inoltre, l’ospedale è un posto gradevole con locali curati e attenzione al comfort i pazienti si sentono meglio e anche la salute ci guadagna.

ICTUS – Ce n’è per cercare di circondarci ogni giorno di bellezza e noi italiani siamo pure avvantaggiati, il bello ci piove addosso a ogni passo. Peraltro proprio il bello che serve, perché l’arte è ciò che più “fa bene” alla mente e anche al fisico, stando ai dati raccolti da Ercole Vellone dell’università di Tor Vergata a Roma, presentati a Copenhagen durante l’ultimo Spring Meeting on Cardiovascular Nursing: seguendo 192 pazienti che avevano subito un ictus, il ricercatore ha verificato che essere interessati all’arte, in qualsiasi sua forma, si associa a una qualità di vita migliore e in un recupero delle capacità più marcato. Ai partecipanti è stato chiesto se amassero la pittura, la musica, il teatro e li vedessero come parte integrante delle loro vite prima e dopo l’ictus; i risultati indicano chiaramente che gli amanti dell’arte avevano uno stato di salute generale migliore e più energie, inoltre trovavano meno difficoltà a camminare. C’è di più: si sentivano più calmi, sereni e meno ansiosi o depressi, mostravano di avere una memoria più solida e comunicavano meglio, riuscendo a comprendere e ad esprimersi in maniera più adeguata rispetto a chi non aveva alcun interesse per l’arte.

ARTE – «Dal punto di vista clinico le caratteristiche di entrambi i gruppi erano simili, per cui i risultati migliori fra gli amanti dell’arte non dipendono dalla gravità dell’ictus – spiega Vellone –. Questi dati sembrano suggerire che l’arte induca modifiche a lungo termine nel nostro cervello che si rivelano utili quando c’è da reagire a un evento negativo». Secondo molti tutto dipenderebbe dalla dopamina: questo trasmettitore, che aumenta il senso di piacere e gratificazione, viene prodotto in quantità, per esempio, dopo che ci si è esposti all’ascolto di musica. «La dopamina migliora la qualità di vita e delle emozioni ogni volta che viene rilasciata nel cervello: adesso dovremo dimostrare che anche le altre forme d’arte, oltre alla musica, comportano un incremento della dopamina in circolo», osserva il ricercatore. In attesa di conferme del meccanismo d’azione però un dato è certo: amare l’arte fa bene. Se non altro perché circondarsi del bello solleva il morale.

OSPEDALE – Lo conferma il secondo studio, condotto dai ricercatori della Cochrane Collaboration (ente indipendente per la valutazione degli studi scientifici) e pubblicato sulla Cochrane Library. Gli studiosi hanno messo sotto esame gli effetti dell’ambiente ospedaliero sulla salute dei ricoverati, andando ad analizzare poco meno di 150 ricerche sul tema; l’enorme mole di dati riguardava soprattutto l’impiego della musica nei locali degli istituti di cura, che si è dimostrato efficace per ridurre il livello di ansia dei pazienti. «Meno netti gli effetti sul fisico, per esempio sulla pressione arteriosa o la frequenza cardiaca, anche se numerose indicazioni sembrano propendere per un’azione positiva», spiega Ann Drahota, la coordinatrice della ricerca. Decorare le stanze, mettere disposizione tv e dvd per i pazienti, migliorare il design sono tutti elementi che, secondo l’indagine, possono contribuire ad aumentare il benessere dei ricoverati. E se è vero che i rigorosissimi ricercatori della Cochrane Collaboration non si sbilanciano troppo, osservando che per dati a prova di dubbio saranno necessarie ricerche ancora più mirate, di certo tutto sembra suggerire che circondarsi di comfort e cose belle aiuti a guarire prima e meglio.

di Elena Meli

6 luglio 2012 | 8:49

Corriere della Sera – Salute

 

By | 2019-03-06T11:03:40+02:00 Marzo 5th, 2019|Articoli, Articoli in evidenza|Commenti disabilitati su Chi ama l’arte reagisce meglio a un eventuale ictus